di Ernesto De Petra
Una scena che vedo spesso? L’azienda scopre che deve attivare il welfare.
Si informa velocemente.
Chiede al consulente.
E nel giro di poco, ecco i buoni pasto, i buoni benzina o una piattaforma standard attivata “per essere a posto”.
Fine.
Formalmente il welfare c’è.
Ma in realtà nessuno in azienda ha davvero capito cosa potrebbe diventare e perchè conviene attivarlo.
Ed è un peccato, perché oggi il welfare aziendale sta entrando in una fase molto diversa rispetto al passato.
Anche l’Osservatorio Welfare 2026 di DoubleYou parla chiaramente di un cambio di approccio: il welfare non viene più letto soltanto come fringe benefit, ma come parte di un sistema più ampio fatto di wellbeing, engagement, ascolto delle persone e qualità dell’esperienza lavorativa.
Il problema non sono i buoni pasto. È fermarsi lì.
Attenzione: i fringe benefit funzionano e continueranno a essere importanti.
Lo confermano anche i dati dell’Osservatorio: nel 2025 i buoni acquisto e spesa rappresentano ancora il 58% della spesa welfare complessiva delle aziende.
Ma lo stesso report evidenzia un altro tema molto interessante: la crescita dei fringe benefit sembra essersi stabilizzata.
In altre parole, il welfare aziendale non si esaurisce più in un credito da spendere.
E questo, sinceramente, lo vediamo ogni giorno anche nelle aziende.
Come dicevamo prima: le imprese con il welfare stanno, davvero, migliorando la vita delle persone e il loro rapporto con l’azienda?
Il welfare aziendale viene percepito come un obbligo o un’opportunità?
Gli imprenditori conoscono, davvero, i vantaggi di un welfare pianificato bene?
Il welfare ‘fatto bene’ è molto più vicino alla vita reale.
Un piano welfare efficace non dovrebbe limitarsi a “dare qualcosa in più”.
Dovrebbe aiutare concretamente le persone in aspetti che oggi “pesano sempre di più”:
- salute
- gestione del tempo
- famiglia
- mobilità
- organizzazione quotidiana
- benessere fisico e psicologico
Ed è qui che il welfare cambia completamente significato.
Perché smette di essere una semplice voce amministrativa e diventa uno strumento organizzativo e culturale.
Lo stesso Osservatorio Welfare 2026 sottolinea che le imprese stanno andando verso una logica più integrata, in cui welfare, benessere ed engagement lavorano insieme per rafforzare la relazione tra azienda e persone.
Ogni azienda ha persone diverse. E bisogni diversi.
Questo è un altro punto che spesso viene sottovalutato: i dipendenti non usano il welfare allo stesso modo.
Le esigenze cambiano in base all’età, alla fase di vita, alla composizione familiare, al territorio e, persino, all’origine culturale delle persone.
L’Osservatorio lo fotografa molto bene: la Gen Z concentra gran parte del budget sui fringe benefit e sull’immediatezza, mentre le generazioni centrali iniziano a cercare più equilibrio tra servizi, tempo libero, famiglia e supporto concreto.
Questo significa una cosa molto semplice, che una piattaforma di welfare aziendale uguale per tutti non basta.
Serve qualcuno che conosca, davvero, il contesto dell’azienda e riesca a costruire un welfare coerente con le persone che ci lavorano.
Welfare aziendale e territorio: perché i servizi locali fanno la differenza.
Per noi di Farwel il welfare funziona, davvero, quando entra nella vita quotidiana delle persone.
Ed è per questo che crediamo molto nella rete di attività locali, professionisti e servizi di prossimità.
Perché un welfare utilizzabile è un welfare vicino.
Il fisioterapista convenzionato vicino all’azienda. L’ambulatorio per le visite. L’oculista e il negozio di occhiali.
Un supporto psicologico accessibile, il dog sitter, le lezioni di inglese.
Servizi per la famiglia, aiuti concreti per gestire figli e anziani.
Attività sportive, formazione, scuole di yoga, il parrucchiere.
Piccole e grandi realtà, studi e professionisti che diventano parte di un ecosistema utile e concreto con un vantaggio enorme: generare valore sul territorio.
Il welfare non resta un credito impersonale disperso online.
Diventa un sistema che coinvolge aziende, lavoratori ed economia locale.
Vuoi un esempio? Guarda la nostra pagina dedicata alle attività che collaborano con noi!

Scopri le aziende e i professionisti del welfare di Farwel
Il welfare funziona solo se entra nella vita reale
Molte aziende hanno già una piattaforma welfare.
Ma quanti dipendenti la usano, davvero, bene?
Quanti conoscono tutte le possibilità?
Quanti la percepiscono come qualcosa di utile nella loro vita quotidiana?
Anche su questo tema i dati sono interessanti:
il 65% dei lavoratori vorrebbe ricevere informazioni più personalizzate e strumenti più integrati per capire meglio come utilizzare il welfare.
Eccolo qui il punto importante: il valore del welfare non dipende solo dall’offerta disponibile, ma dalla capacità di renderla chiara, accessibile e coerente con i bisogni reali delle persone.
Il welfare non è un obbligo da chiudere in fretta:
Ovviamente, capisco molto bene le difficoltà degli imprenditori.
Oggi le aziende devono affrontare normative, costi, gestione del personale, marginalità sempre più complesse.
È normale che il welfare venga percepito inizialmente come “un’altra cosa da gestire”.
Il problema è quando nessuno si prende il tempo di spiegare che può diventare anche un’opportunità.
Un welfare costruito bene può:
- migliorare il clima aziendale
- aumentare il valore percepito dall’impresa
- aiutare retention e attrattività
- rendere più utilizzati i benefit
- semplificare concretamente la vita dei dipendenti
E tutto questo senza trasformarsi in un processo complicato.
Il metodo Farwel: semplice, vicino, personalizzato
Farwel nasce proprio da questa idea.
La nostra mission è rendere il welfare più comprensibile, più vicino alle persone e più utile per le aziende.
Il nostro lavoro non è semplicemente “attivare una piattaforma”.
È ascoltare l’azienda, capire chi sono le persone che ci lavorano e costruire un piano welfare sostenibile, semplice da usare e realmente utile.
Anche da chi ha poco tempo.
Anche da chi non ha familiarità con questi strumenti.
Anche da chi, fino a ieri, pensava che i buoni pasto fossero ‘il welfare’.
A volte basta una chiacchierata fatta bene.
Molti imprenditori arrivano da noi con dubbi molto semplici:
Cosa possiamo fare, davvero?
Come funziona?
Ha senso per la mia azienda?
I dipendenti lo useranno?
Ed è giusto così.
Per questo il primo passo, spesso, è semplicemente confrontarsi.
Anche solo per capire come trasformare un obbligo in qualcosa che porti valore reale all’azienda, alle persone e al territorio. E per abbattere l’utile in modo intelligente.
Se vuoi approfondire il tema o capire come potrebbe funzionare nella tua impresa, puoi confrontarti direttamente con me per chiarire tutti i tuoi dubbi.
L’esperienza con i nostri clienti di Brescia, Bergamo e le province vicine, ce lo conferma: il welfare aziendale ‘fatto bene’ è uno strumento che cambia concretamente il modo in cui le persone vivono il lavoro.
Le aziende sane lo mettono in campo perché ne capiscono le potenzialità.
E la tua?
Facciamo un recap:
I buoni pasto sono il welfare aziendale?
Sì, i buoni pasto fanno parte del welfare aziendale, ma oggi un piano welfare può includere molti altri servizi legati a benessere, salute, famiglia e qualità della vita.
Il welfare aziendale è obbligatorio?
Dipende dal contratto collettivo applicato e dagli accordi aziendali. In molti casi può diventare anche una scelta strategica per migliorare il clima e il coinvolgimento delle persone.
Perché personalizzare il welfare aziendale?
Perché dipendenti diversi hanno bisogni diversi. Un welfare costruito sulle persone viene utilizzato meglio ed è più utile sia per l’azienda che per chi ci lavora.
Vuoi capire se il tuo piano welfare può avere molte più opportunità per te e i tuoi dipendenti?
Possiamo confrontarci. A volte basta analizzare come viene utilizzato per capire dove intervenire e migliorarlo.
Ti metto a disposizione la mia esperienza e il know-how di Farwel per ottimizzare la tua strategia organizzative e fiscale.
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Come ottenere ulteriori informazioni?
Se desideri approfondire l’argomento, puoi contattarci compilando direttamente il form, oppure, tramite i seguenti riferimenti:
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La nostra sede è in Via Codignole, 21/D a Brescia.





